Galleria "La Vetrata" - Roma 2000

 

 

Roma in scena

di Nicoletta Cardano

Troppo piena di tutto, soffocante per il miscuglio caotico, e tutt'altro che in via di scioglimento dei diversi elementi del composto, la Roma di oggi si dipana davanti agli occhi di chi la vive e di chi la visita, di chi la ama, con una serie di scenari vuoti o da poco svuotati.
Molto, tutto sembra essere consumato, nulla è più originale, stimolante se non l'emozione, che ti assale comunque, dovunque negli scorci soliti, amati malgrado la consapevolezza, dolorosa, di trovarsi all'interno di uno spazio ricostruibile a casa, lontano da qui, con carta, forbici e colla. Uno scenarietto di carta,
uguale, al di là della rappresentazione, a quello che i turisti comprano e consumano (ma utilizzano?) ovunque, a Roma come a Firenze, come a Berlino, come in una delle qualsiasi tappe raggiungibili con i tour globali.
Un inquietante gioco quello della Città Eterna di apparire e dissimulare, di svelarsi e provocare palpiti e passioni per la sua, sola, appariscente teatralità.
Una situazione di bilico per te che la vivi e la guardi, scanzonato da un secolo e oltre di lettura e rielaborazione nell'immaginario, perplesso e stupito di provare forse emozione, di percepire ancora "bellezza" nel poliedrico e affastellato scenario metropolitano.

Paolini con occhio freddo accarezza i diversi teatrini che gli si parano davanti nell'esercizio dell'esplorazione e della conoscenza; percorre luoghi soliti, ma ricerca anche scorci meno usuali, dove è più dirompente la disomogeneità dell'assemblamento (S.Bibiana e via Giolitti)
Tratta i teatrini come i paesaggi naturali che gli sono familiari (la spiaggia delle Marze, la campagna e le colline intorno a Grosseto), non si cura del vuoto, va oltre e tira fuori solide geometrie, contrasti netti di luci e ombre, costruisce il suo paesaggio urbano, definisce la sua dimensione mentale ed artistica, all'interno della scena. Lo fa discretamente, con quel fare sommesso che caratterizza la sua pittura, ma anche con quella consapevolezza scanzonata di chi non ha paura di verificare il vuoto della scena.