Viaggio
a
Verona
Dopo la
visitazione
pittorica
di
grandi
capitali
come
Praga
(1995)
e Roma
(2000,
concretizzatasi
in
mostre
personali
tenutesi
in
varie
sedi
e nella
capitale,
Germano
Paolini
(pittore
nato
a Brescia
nel
1950
ma
residente
e operante
a Grosseto
dal
1967,
assai
noto
ed
apprezzato
per
le
sue
tele
ispirate
alla
Maremma,
esposte
in
Germania
e negli
Stati
Uniti) è approdato
in
riva
all'Adige
per
compiere
un
viaggio
attraverso
le
bellezze
paesaggistiche
e architettoniche
di
Verona
e dintorni.
Nelle
tappe
di
questo
percorso,
cosi
come
testimoniano
le
sue
tele,
sembra
quasi
che
egli
sia
stato
accompagnato
da
un
amico
veronese
che
gli
abbia
mostrato
i luoghi
più frequentati
della
tradizione
figurativa
scaligera,
quelli
appartenuti,
tanto
per
intenderci,
ai
Trentini,
a Farina,
a Zamboni
o a
Semeghini:
dal
ponte
Pietra
a piazza
delle
Erbe,
al
colle
di
S.
Pietro,
a Castelvecchio,
al
Duomo,
alle
Arche
Scaligere
fino
alle
colline
circostanti
la
città e
alle
ville
patrizie
della
provincia.
In queste
tele Verona
appare
come un
luogo di
significativa
bellezza,
nella cui
scenografia
si colgono
elementi
storico-artistici
di grande
valore.
I soggetti
più tradizionalmente
pittorici
vengono
letti secondo
una nuova
interpretazione,
che si
realizza
attraverso
colori
decisi
e carichi
di espressione,
piani costruttivi
scanditi
da una
vigorosa
alternanza
di chiaro
scuri,
da accensioni
di luce
che trasformano
le immagini
in visioni
(di particolare
suggestione
quelle
notturne).
Quello
del Paolini
appare
come uno
sguardo
riservato
ma indagatore,
che sa
rielaborare
le immagini
secondo
personali
e interiori
impressioni,
spaziando
dall'ampia
veduta
fino al
particolare.
Il disegno
che delinea
solide
strutture
deriva
dalla severa
tradizione
toscana.
I cieli,
i colori
delle architetture
e le tinte
dei paesaggi
non sono
quelli
della tradizione
veneta,
ma appartengono
alla personale
tavolozza
del pittore.
Vorrei
richiamare
l'attenzione
dei visitatori
di questa
significativa
personale
dell'artista
toscano
sul quadro
che rappresenta
uno dei
luoghi
simbolo
di Verona,
piazza
delle Erbe,
che è stata
in questi
ultimi
anni argomento
di accesa
discussione
fra i cittadini
per una
sua definitiva
sistemazione.
Mi sembra
che la
lettura
estetica
della piazza
proposta
da questo
artista "forestiero",
sia assai
significativa:
sul tradizionale
scenario
architettonico
di fondo
( palazzo
Maffei,
le case
Mazzanti,
la torre
del Gardello),
in una
visione
centrale
scandita
da un'alternanza
discreta
di luce
ed ombra,
su un sapiente
primo piano
campeggiano
in uno
spazio
vuoto tre
monumenti
accesi
da una
intensa
luce chiara:
la mole
della Berlina,
la fontana
di Madonna
Verona
e la snella
colonna
di S. Marco.
La loro
severa
monumentalità,
esaltata
dal colore,
sembra
richiamarci
alla valorizzazione
e alla
contemplazione
architettonica
di una
scena creata
dalla storia,
della quale
dobbiamo
essere
gelosi
custodi.
Con la
stessa
reverenziale
emozione
lo sguardo
del pittore
sembra
essersi
posato
sugli altri
luoghi
e monumenti
della città,
con una
resa pittorica
che sa
esaltarne
i valori
formali
e sostanziali,
continuando
quel suo
viaggio
personale
che, dalla
Maremma
l'ha condotto
a Praga,
a Cottbus
(Germania),
a Roma,
per farlo
approdare
nella scaligera urbs
picta .
Verona,
3
marzo
2004
Franco
Casati