Una
pittura
tradizionale
e
insieme
attualissima
questa
di
Germano
Paolini,
che
riscopre
i
valori
di
una
tradizione
pittorica
di "genere" come è quella
del
paesaggio
unendola
suggestivamente
ai
tratti
di
una
moderna
visione
lirica
del
mondo
e
delle
cose.
Dopo
un
magistrale
ciclo
di
opere
dedicate
a
Roma
e
uno
ai
panorami
dell'arcipelago
maltese,
oggi
Paolini
dedica
la
sua
attenzione
alla
Toscana
e
in
particolare
a
quella
incantata
Maremma
nella
quale
ha
scelto
di
vivere
ormai
da
diversi
anni.
Nel
dipingere
la
natura, è come
se
applicasse
al
suo
soggetto
la
misura
del
ritratto,
vale
a
dire
introducesse
nell'economia
del
quadro
lo
sguardo
contemplativo
e
indagatore
del
ritrattista
mentre
studia
un
volto,
una
postura,
un'espressione
per
catturarne,
o
interpretarne,
l'intima
essenza. È,
questa
sua,
una
misura
interiore
del
dipingere
-
oggi
assai
rara
-
che
rimanda
a
una
vera
e
propria
filosofia
della
pittura,
a
una
poetica
del
rappresentare
capace
di
contestare
ogni
abituale
punto
di
vista
di "genere",
trasformando
un
panorama
-
colline,
cespugli,
fiumare,
campi
e
fossi
-
in
uno
straniante
fondale
di
teatro,
in
un
palcoscenico
di
silenzi
felpati,
messo
in
scena
come
un
immobile
personaggio
che
si
tenga
in
posa
dinanzi
all'artista
per
farsi
ritrarre.